16 marzo 2009
Aldo Moro
Sono passati trentuno anni dal sequestro e dall’uccisione della scorta dell’onorevole Aldo Moro presidente della Democrazia cristiana. Ogni commemorazione è sempre uguale a quella precedente: corone, il classico minuto di silenzio e poi processioni e delegazioni di partito davanti ad una fredda lapide posta a perenne memoria in via Fani a Roma. Si è detto e si è scritto tanto di Moro, eppure continuiamo a sapere poco o nulla di quei 55 terribili giorni di prigionia. Troppi segreti, verità celate, complicità e omertà ripetono tuttora la sentenza a morte eseguita dagli uomini delle Brigate Rosse. Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga conosce tutta la verità, ma ha deciso di portarsela nella tomba insieme ad altri mille segreti e misfatti. Di lui Maria Fida Moro ha detto: “Il mio giudizio su Cossiga è riassunto in una piccola frase che gli ho scritto in una lettera a cui non ha ritenuto di rispondere: le lacrime non lavano il sangue”.
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emanuelebellato il 16/3/2009 alle 16:21 |
11 marzo 2009
Il Partito Democratico c'è
Anche chi considerava Franceschini un outsider della politica o una parentesi ininfluente tra la fallimentare segreteria Veltroni e le prossime elezioni primarie del Partito Democratico, dovrà ricredersi, infatti, se esiste ancora un minimo di onestà intellettuale, risulta evidente l’abbaglio di un giudizio prevenuto. Il ferrarese di ferro Dario Franceschini sta dando del filo da torcere ai suoi avversari con proposte e idee lungimiranti per uscire da una crisi profonda non percepita solamente dai nostri governanti. Dopo le proposte dei giorni scorsi, tra le quali: l’assegno mensile per chi perde il lavoro e non ha diritto ad accedere al sistema degli ammortizzatori sociali, e l’idea di accorpare le elezioni europee ed amministrative con il referendum, risparmiando così 460 milioni di euro da destinare all’emergenza sicurezza, Franceschini ha lanciato l’idea della creazione di un fondo di solidarietà come contributo dei più ricchi (a partire dai parlamentari) a favore dei più poveri. Naturalmente la destra al potere ha risposto “picche” bollando le proposte come demagogiche. Era naturale, ormai siamo abituati ad ascoltare i ragli di Gasparri, Cicchitto, Capezzone, Bonaiuti con il solito disco rotto di dichiarazioni fatte con lo stampino, ma quello che conta veramente è che il centro-sinistra è tornato ad ascoltare e a farsi interprete dei desideri, delle attese e delle speranze della gente.
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emanuelebellato il 11/3/2009 alle 18:28 |
5 marzo 2009
IL PANE E LE ROSE
“Ho pianto tanto e mi sono disperata tanto, poi ho capito che bisogna combattere, bisogna sconfiggere questa sofferenza che non si metabolizza mai. Una sofferenza che rimane sempre e che ha solo bisogno di essere accettata. Mio figlio l’ho fin dal primo momento considerato momentaneamente assente. Lui è dentro di me, ogni giorno, dal momento che apro gli occhi a quando li chiudo prima di dormire”. Sono le accorate parole di Milena Ben giunta da Rovereto a Torino per assistere al processo per il rogo alla ThyssenKrupp e dare solidarietà ed appoggio morale alle famiglie degli operai scomparsi, in un filo ideale che unisce queste “morti bianche” o forse sarebbe meglio dire “omicidi bianchi”, alla tragica fine di suo figlio Pierluigi morto il 28 maggio del 1995 in un cantiere di San Lazzaro di Savena.
Altro che lavoro, qui siamo in guerra e i lavoratori sono solo dei numeri. Per Confindustria il problema non esiste perché i nostri infortuni sono nella media europea. Tutto è sacrificato alla logica del profitto. Le aziende non investono in sicurezza, delocalizzano; i parlamentari propongono di innalzare l’età pensionabile e il governo cerca ogni giorno di mettere in discussione le già fragili conquiste dei lavoratori. Ha fatto bene Milena, alla ripresa del processo, a donare alle mamme delle sette vittime dei mazzi di mimose e di rose in memoria di tutti gli assassinati sul lavoro: un omaggio ideale alla prossima giornata internazionale della donna ed un punto di contatto con la tragedia delle lavoratrici vittime, nel secolo scorso, di un incendio in una fabbrica tessile del Nordamerica. Oggi come ieri c’è bisogno di pane e di rose, ovvero di una società più giusta e libera in cui sia garantito a tutti un lavoro sicuro ed uno stipendio dignitoso.
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emanuelebellato il 5/3/2009 alle 21:9 |
23 febbraio 2009
La primavera in anticipo del PD
L’elezione di Dario Franceschini alla segreteria del Partito Democratico cancella molti alibi e perplessità dei cattolici circa l’aderire al progetto del PD. Per chi crede nell’incontro tra popolari e riformisti ed è stanco dell’arroganza e dell’inefficienza dell’attuale governo è naturale identificarsi nella figura e nel programma di Dario, un vero cattolico popolare. I primi passi del segretario, compreso il toccante giuramento sulla Costituzione del padre (già partigiano bianco ed onorevole Dc), fanno ben sperare in una nuova primavera del centrosinistra italiano.
Agli amici moderati, ancora titubanti, dico che l’Udc è il traghetto di Caronte verso l’inferno berlusconiano e chi coltiva ipotesi centriste lo fa, nella maggior parte dei casi, in malafede, illudendo gli sprovveduti viaggiatori.
Finalmente nel Pd, e l’elezione di Franceschini lo dimostra, c’è posto per i popolari e per costruire una valida e credibile alternativa di governo. In bocca al lupo Dario!
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emanuelebellato il 23/2/2009 alle 14:53 | |
18 febbraio 2009
W
Walter Veltroni ha rassegnato le dimissioni da segretario del Partito Democratico. Per alcuni un atto dovuto, per altri un errore, ma comunque la si pensi è stato un gesto nobile e raro di questi tempi. Forse più ancora dei nemici esterni quelli interni hanno progressivamente indebolito la sua leadership e lo hanno additato come capro espiatorio per le numerose sconfitte elettorali del centrosinistra: dal governo nazionale, alla capitale, fino alle recenti competizioni abruzzesi e sarde. Probabilmente Veltroni è stato un segretario normale in tempi eccezionali, senza quella cattiveria necessaria per opporsi ad una destra sempre più arrogante e prepotente, però non si può negare il suo contributo per il superamento delle vecchie ideologie e il sogno di un grande partito riformista. Nutrire nostalgie per il passato o arretrare rispetto alla via tracciata da Veltroni vuol dire sparire definitivamente. Purtroppo il problema non è Veltroni, ma quella classe dirigente che ha tramato alle sue spalle, la stessa che Nanni Moretti denunciò come inadeguata nel lontano 2002 a Piazza Navona.
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emanuelebellato il 18/2/2009 alle 14:20 | |
12 febbraio 2009
Lo smemorato di Arcore
All’inaugurazione del Passante di Mestre il premier Silvio Berlusconi aveva affermato: “E’una realtà storica affermare che i costituenti avevano guardato alla Costituzione sovietica”. E ancora “… i costituenti sapete chi erano”. Ora il presidente del Consiglio nega di aver mai detto queste parole ed accusa il Pd di mistificare, di dire falsità etc… Così come nega lo scontro istituzionale con il Presidente della Repubblica; per smentirlo basta andarsi a rileggere le recenti dichiarazioni dell’ex radicale ora Pdl Gaetano Quagliariello, sì proprio quello che non ci sta e di Maurizio Gasparri: “ora peseranno le firme messe e non messe”. In verità l’unico bugiardo “l’è semper lu”, il Berlusca. Su una cosa però non mente, quando afferma che non gli conviene non andare d’accordo con Napolitano, infatti come farebbe a far passare quelle che Di Pietro chiama giustamente porcherie?
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emanuelebellato il 12/2/2009 alle 23:22 | |
10 febbraio 2009
Eluana, riposa in pace
Dopo l'improvvisa scomparsa di Eluana Englaro ritengo gravissime e strumentali le accuse rivolte da alcuni esponenti della maggioranza contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, strenuo difensore della Carta Costituzionale. Berlusconi e i suoi sodali hanno voluto creare ad arte uno scontro istituzionale senza precedenti, quando in realtà potevano preoccuparsi prima del caso Eluana, per esempio quando l’unica emergenza sembrava essere quella di approvare il lodo Alfano. Al contrario plaudo ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani per aver invitato più volte al rispetto della più alta carica dello Stato. Il mio ultimo pensiero va ad Eluana affinché possa riposare in pace.
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emanuelebellato il 10/2/2009 alle 16:4 | |
9 febbraio 2009
EX
Sabato sera sono andato al cinema a vedere “Ex”, film diretto da Fausto Brizzi. Una commedia all’italiana davvero godibile, con un cast corale composto da almeno una quindicina di attori famosi. In questo sovraffollamento spiccano, per qualità di recitazione, Flavio Insinna sempre più a suo agio nei panni talari, il “vessato” Fabio De Luigi e il magistrale Claudio Bisio che ormai spazia dal comico al drammatico con quella naturalezza tipica dei grandi artisti. E ancora: una certezza il “nevrotico” Silvio Orlando nei panni di un giudice e Alessandro Gassman in quelli di un poliziotto ossessivo nei confronti dei nuovi compagni della sua “ex”…, ”ex un c…o direbbe lui”, una dolce promessa la Capotondi. Però non è del film che voglio parlare, ma fare una breve riflessione su Enrico Montesano, infatti l’attore romano recita una piccola parte nel film. Il suo ruolo è davvero marginale, fa il pittore un po’ fannullone in una chiesa e partecipa dei fatti altrui, Montesano è uno dei pochi personaggi a non essere “ex” di alcuno, ma in realtà lui ex lo è per davvero, infatti dopo una vita passata da icona della sinistra, con una comparsata al parlamento europeo, come nella peggiore tradizione italica ha fatto il salto della quaglia ed è passato alla corte di Re Silvio. Non penso l’abbia fatto per interesse, magari l’ha allontanato l’ingratitudine di certi personaggi della sinistra, chissà. Nel suo blog giustifica la scelta scrivendo che non esistono più i padri nobili della sinistra. In questo ha ragione, però non credo sia possibile rivedere Berlinguer in Berlusconi. Suvvia Enrico. Spero che un giorno Montesano riveda, con spirito critico, le sue recenti scelte politiche. Nel frattempo gli consegno un “oscar” virtuale come migliore attore non protagonista.
Emanuele
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emanuelebellato il 9/2/2009 alle 13:32 | |

POLITICA
9 ottobre 2008
Italiani sull'orlo di una crisi di nervi
Come buona parte degli italiani la sera mi rilasso facendo zapping tra i vari canali. Poi verso le 22:50 ho visto su Raiuno la sigla del Tg Edizione Straordinaria. In un lampo sono passati per la mia mente i pensieri più cupi: “è morto qualche personaggio famoso?”, “è successo un attentato terroristico?”. Macchè... c’era un collegamento con Berlusconi atto a tranquillizzare gli italiani per la crisi economica! Mi è uscita d’istinto, e liberatoria, una tipica espressione alla Beppe Grillo. Poi, dopo essermi ricomposto, sentendo le parole del premier ho capito che la mia preoccupazione non era poi così ingiustificata, soprattutto vedendo seduti allo stesso tavolo, oltre al Cavaliere, il ministro dell'Economia Tremonti e il governatore della Banca d’Italia Draghi. A parte le loro facce poco rassicuranti, mi chiedo perché se non ci sono problemi bisogna montare tutta questa sceneggiata.
Hanno detto che salveranno le banche e tuteleranno i risparmiatori nel caso remoto di crack, però continuano ad ignorare gli azionisti che solitamente sono persone del ceto medio (ovvero la maggioranza degli italiani) che in questi giorni hanno già perso “virtualmente” tanti soldi e basta solo che vendano le loro azioni per concretizzare il dramma della perdita. Chi investe in Borsa non è un giocatore d’azzardo o di Casinò! A mio modesto parere la colpa è prevalentemente delle Banche poiché, nonostante fior fior di esperti, ti consigliano quasi sempre male o a loro vantaggio.
Nella stessa conferenza stampa Berlusconi, oltre all' “Enel” e all' “Eni” (aziende a partecipazione statale), ha fatto uno spot gratuito per “Mediaset” invitando, sottotraccia, ad acquistare le sue azioni perché in questo momento valgono poco, ma l’azienda è solida! ...Quando si dice il fiuto per gli affari…
Per chiudere la serata e continuare a farmi del male avevo deciso di guardare “Porta a Porta” ma non ho retto alla visione del ministro ombra (meglio ombra del ministro) del Pd Matteo Colaninno. Quando ho sentito parlare il figlio di papà mi è venuta in mente la canzone del grande Gaber: “Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”.
Cari lettori, mai come ieri ho rimpianto la tv dei nostri genitori quando c’era “Carosello” e poi tutti a nanna!
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emanuelebellato il 9/10/2008 alle 14:46 |

POLITICA
8 ottobre 2008
A chi telefonano i sondaggisti?
E’ ormai da diverso tempo che mi assilla un interrogativo, ma a chi telefonano i sondaggisti? Ogni comportamento politico è ormai dettato o condizionato da questi fantomatici sondaggi: se attacchi Berlusconi perdi punti perché rafforzi la sua leadership e ti sposti verso posizioni radicali; se invece non lo attacchi perdi punti perché vieni considerato troppo debole ed accondiscente. Quindi cosa bisogna fare? I “destri” hanno tanti difetti (almeno per me), ma sono bravissimi nell’arte del brandire sondaggi per ogni situazione. Indovinarne qualcuno però non vuol dire possedere la verità. Inoltre prima di invitare nelle varie trasmissioni i sondaggisti (quasi tutti con quell’aria da saputelli: “ghe pensi mi”) bisognerebbe testare la loro professionalità, confrontando le previsioni del prima con i dati reali del dopo. Invece la memoria dei presentatori di turno e dei distratti telespettatori è sempre troppo labile.
A me, come a tanti amici popolari, non piacciono le manifestazioni di piazza o l’opposizione pregiudiziale portata avanti da alcune frange politiche, però credo che, aldilà di questi, esista un’Italia moderata che non si riconosce più in questo governo di destra sempre più arrogante e distante dalla gente. Si credono i più bravi, hanno vinto, lo ripetono continuamente, e si accontentano di questo. Forse pensano di essere ad “Amici” o al “Grande Fratello” e si sono dimenticati che sono lì per governare, per fare gli interessi di tutti gli italiani e non quelli dell’uomo solo al comando... (con questa mia affermazione chissà quanti punti percentuali potrebbe perdere il blog in un eventuale sondaggio…). Per questo condivido pienamente le parole dell’intervista rilasciata alla Domenica di Vicenza dal maestro Bepi De Marzi, soprattutto quando afferma che una volta si mandavano a Roma degli statisti, ora soltanto dei “rozzi cortigiani”.
Certo la colpa è nostra, troppo abituati a delegare agli altri le decisioni più importanti, e soprattutto di noi giovani già inquadrati fin dalle prime riunioni. Mi fanno paura certi giovani che fanno politica, sempre ingiacchettati ed incravattati manco si trattasse di incontri amorosi. Giovani non diventate vecchi prima del tempo, riscoprite la bellezza dell’associazionismo, del confronto democratico, la capacità di essere “ribelli” non per odio, ma per “amore”.
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emanuelebellato il 8/10/2008 alle 14:42 |